Ieri cerimonia di chiusura della manifestazione dei presepi in Friuli
Venezia Giulia, a cura, dell'UNPLI e della pro-loco locale, e consegna
degli attestati di partecipazione. Sentirmi chiamare "artista" mi fa un
certo effetto, cercherò questa definizione sul dizionario, perchè mi
sembra un parolone cui faccio fatica a specchiarmici.
Comunque soddisfazione a mille, perchè ho trovato questo hobby non tanto
diffuso e poterlo divulgare è un piacere e una soddisfazione,
soprattutto perchè di legno si tratta, e il legno è un materiale
bellissimo!!!
venerdì 16 gennaio 2015
venerdì 26 dicembre 2014
Buon Natale
Natale 2014. L'immagine a sinistra c'entra, ma lo spiegherò dopo, anzi lo spiego subito. Non c'è Natale senza le canzoni di Natale, e come per il sottoscritto il mio Natale inizia a settembre per due motivi: il primo perchè comincio a prenotare ciò che mi serve al lavoro già a fine estate, il secondo perchè gli ultimi 3-4 mesi dell'anno si provano e riprovano solo canti natalizi con la Corale. Qui in casa si vive il Natale per quasi quattro mesi l'anno, pensiamo a questo giorno magnifico in ogni cosa, i regali, i concerti, il menù, e molto altro. Poi arriva questo giorno, arriva in una mattina dal sole sbiadito e timido come ieri, e il tempo passa velocissimo.
Due pensieri ho fatto soprattutto in questi giorni d'attesa. Un po' per prepararmi "dentro" a questo Natale. Primo, lo stesso pensiero fatto dal prete che ha celebrato ieri Messa: Maria e Giuseppe si trovano da soli, nella capanna o grotta che sia stata non c'era nessuno, ed era buio, freddo, poco da mangiare, solo quello portato per il viaggio, nessun amico, i genitori, qualcuno che aiuti Maria nel parto. Anche Giuseppe è solo, un uomo che si ritrova protagonista di un'avventura eccezzionale, forse suo malgrado, con una donna incinta di un bimbo non suo [ma per tutti], due sposi giovani. Quante volte ci siamo trovati in questa situazione, quante volte mi son sentito solo, al buio, al freddo.... forse anche oggi stesso, con la paura dell'oggi e l'incertezza del domani. Quante volte io, uomo, mi sono sentito solo, al fianco della mia sposa, siamo ancora all'inizio del nostro matrimonio ma certe responsabilità non sono già mancate. Gesù quando nasce invece non è solo, nasce con due genitori, e come noi ha mamma e papà come punti di riferimento, capanna di protezione contro il freddo che il mondo offre, luce per il suo cammino, e diventa Lui stesso Luce per tutti noi, la sua Parola la nostra forza, e la sua risurrezione la nostra speranza. E' un ciclo, quando sei a terra non resta che alzarsi e ripartire, quando è buio non resta che cercare una luce, e non lasciarla più, quando è freddo donare amore e non smettere di bruciare.
Secondo pensiero: Sono due le sofferenze più grandi per un essere umano, le patiscono entrambi la donna: una è la sofferenza del parto, sono sicuro che descrivere quello che prova una donna quando fa nascere il suo bambino sia un dolore veramente indescrivibile, come la gioia di averlo subito dopo nato. L'altra sofferenza è vedere il proprio figlio morire, è come se morisse una parte di sé stessa, una spada che trapassa l'anima. Entrambe le sofferenze le ha passate Maria, e anche per questo ci è di esempio e di conforto, è Mamma in tutto il suo significato più pieno, nelle gioie e nei dolori, esempio per le nostre spose e mamme, esempio per tutto il genere umano. Poi come fanno tante mamme, come si sente per tv oggi, ad uccidere la propria creatura, non lo so, mi fa molta tristezza.
Auguro, anche se oggi è tardi, un Natale con questi due esempi: il primo ci dà coraggio e speranza, due ingredienti forse scarsi in questo mondo al giorno d'oggi, il secondo quanto mai attuale, fatto di sofferenza ma anche di tanto Amore.
Due pensieri ho fatto soprattutto in questi giorni d'attesa. Un po' per prepararmi "dentro" a questo Natale. Primo, lo stesso pensiero fatto dal prete che ha celebrato ieri Messa: Maria e Giuseppe si trovano da soli, nella capanna o grotta che sia stata non c'era nessuno, ed era buio, freddo, poco da mangiare, solo quello portato per il viaggio, nessun amico, i genitori, qualcuno che aiuti Maria nel parto. Anche Giuseppe è solo, un uomo che si ritrova protagonista di un'avventura eccezzionale, forse suo malgrado, con una donna incinta di un bimbo non suo [ma per tutti], due sposi giovani. Quante volte ci siamo trovati in questa situazione, quante volte mi son sentito solo, al buio, al freddo.... forse anche oggi stesso, con la paura dell'oggi e l'incertezza del domani. Quante volte io, uomo, mi sono sentito solo, al fianco della mia sposa, siamo ancora all'inizio del nostro matrimonio ma certe responsabilità non sono già mancate. Gesù quando nasce invece non è solo, nasce con due genitori, e come noi ha mamma e papà come punti di riferimento, capanna di protezione contro il freddo che il mondo offre, luce per il suo cammino, e diventa Lui stesso Luce per tutti noi, la sua Parola la nostra forza, e la sua risurrezione la nostra speranza. E' un ciclo, quando sei a terra non resta che alzarsi e ripartire, quando è buio non resta che cercare una luce, e non lasciarla più, quando è freddo donare amore e non smettere di bruciare.
Secondo pensiero: Sono due le sofferenze più grandi per un essere umano, le patiscono entrambi la donna: una è la sofferenza del parto, sono sicuro che descrivere quello che prova una donna quando fa nascere il suo bambino sia un dolore veramente indescrivibile, come la gioia di averlo subito dopo nato. L'altra sofferenza è vedere il proprio figlio morire, è come se morisse una parte di sé stessa, una spada che trapassa l'anima. Entrambe le sofferenze le ha passate Maria, e anche per questo ci è di esempio e di conforto, è Mamma in tutto il suo significato più pieno, nelle gioie e nei dolori, esempio per le nostre spose e mamme, esempio per tutto il genere umano. Poi come fanno tante mamme, come si sente per tv oggi, ad uccidere la propria creatura, non lo so, mi fa molta tristezza.
Auguro, anche se oggi è tardi, un Natale con questi due esempi: il primo ci dà coraggio e speranza, due ingredienti forse scarsi in questo mondo al giorno d'oggi, il secondo quanto mai attuale, fatto di sofferenza ma anche di tanto Amore.
sabato 6 dicembre 2014
Presepe d'Intarsia a Villa Manin - Codroipo
Il disegno è composto da 116 pezzi ed è eseguito con la tecnica ad intarsia.
La Tarsia o Intarsia è una tecnica molto antica, un
tipo di decorazione che si realizza accostando minuti pezzi di legno o
altri materiali di colori diversi ma, a differenza del più conosciuto
intarsio, questa si realizza con un certo rilievo bordato superficiale.
Come per questa tecnica ogni singolo pezzo è essenziale per la realizzazione del lavoro, così ognuno di noi è essenziale per la realizzazione del disegno di Dio, di cui Cristo venuto sulla Terra è il collante, noi i singoli pezzi e il colore la profondità e la bellezza del suo messaggio.
-----------------------
Potrete vedere questo mio lavoro assieme ad altri 99 presepi alla mostra in corso in Villa Manin a Passariano di Codroipo e a pagina 65 del catalogo della mostra.
Altri miei lavori nel mio sito personale: http://gliaffaridialdus.altervista.org/
Come per questa tecnica ogni singolo pezzo è essenziale per la realizzazione del lavoro, così ognuno di noi è essenziale per la realizzazione del disegno di Dio, di cui Cristo venuto sulla Terra è il collante, noi i singoli pezzi e il colore la profondità e la bellezza del suo messaggio.
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Potrete vedere questo mio lavoro assieme ad altri 99 presepi alla mostra in corso in Villa Manin a Passariano di Codroipo e a pagina 65 del catalogo della mostra.
Altri miei lavori nel mio sito personale: http://gliaffaridialdus.altervista.org/
venerdì 14 novembre 2014
giovedì 13 novembre 2014
Di ferie e di lavoro
Ho preso quindici giorni di ferie, ogni anno almeno una settimana spero di ricavarmela in questo periodo prima di tuffarmi nel supercaotico periodo natalizio. Scrivo in questi giorni che stanno per finire. Oltre ad aver passato momenti bellissimi a Genova insieme all'altro "pezzo" della mia famiglia, quella di mia moglie, coccolato e riverito come un Signore, ho cercato di usufruire di questo periodo per "riorganizzarmi" materialmente e cerebralmente in molte cose. Svuotare un po' la mente, dedicare il proprio tempo alle cose che piacciono, sentirsi ancora in grado di fare certe cose da solo. Un buon ragù, oggi, erano anni che non lo facevo da solo, e mi è riuscito benissimo!!
Ho oziato, tanto, soprattutto senza scrupoli di coscienza ;) , sono stato a studiare organo, ho fatto un polverone con i miei legni, ho riorganizzato in parte un pezzettino (piccolo) di casa. Non è facile staccare la spina dopo tanto lavorare, una parte del mio bacato cervello è rimasta tra i miei scaffali e le mie carte.
Tra conquiste e sconfitte, da quasi otto anni faccio il caporeparto salumi in un supermercato. Dopo sette anni da vice a Venezia, ho cambiato regione e altri cinque-sei supermercati. E' un lavoro durissimo, poco considerato dalla clientela, si è sempre sotto moltissima pressione, sempre di corsa e in continuo aggiornamento. Non salverò il mondo, non sarò fondamentale per la salvezza di qualche anima, ma è un lavoro che comunque ho amato e amo tantissimo, sia perchè è il MIO lavoro (e di questi tempi è una cosa sempre più rara), sia perchè è un lavoro che ti insegna tantissimo, ti insegna ad organizzarti, a stare con la gente, allenare la pazienza, ad usare la fantasia...
E' un lavoro in cui hai anche a fare con un mare di stronzi, di colleghi non sempre onesti - il cui unico scopo di stare lì sembra farsi passare quelle ore il prima possibile; di superiori che non capiscono che tu non fai parte di questa categoria, ma che aspiri ogni giorno ad essere e a fare qualcosa in più, perchè fa parte del tuo carattere, del tuo modo di "essere" in questo lavoro. E' un mestiere in cui hai a che fare con un viavai di clienti, che personalmente giudico dalla loro educazione, quando si accorgono che tu sei lì anche per loro, e quando gli porgo quello che vogliono io lo faccio con il cuore, con un sorriso sincero, e un "buongiorno" e una "buonasera" non li nego a nessuno, ma mi spiace quando non è reciproco. E' un lavoro pieno di contraddizioni, in cui hai un mare di cose da fare, anche ripetitive ogni giorno, e pochissimo tempo per farle altrimenti rischi. Si vuole il rispetto delle regole (giustissimo) ma non ti danno il tempo adatto per eseguirle.
Una grossa soddisfazione degli ultimi mesi me la stanno dando invece due mie colleghe (spero di non pentirmi adesso che scrivo queste cose), che dopo anni di questo lavoro si sono messe di nuovo sulla riga di partenza da quando ho preso in mano io il reparto e stanno re-imparando a lavorare. Il mio mestiere, quello di caporeparto, è un lavoro non solo di organizzazione, ma anche di fiducia, di rapporti, di prove e di verifiche. In questi mesi ho riorganizzato il modo di lavorare, ho dovuto insegnare ad entrambe a fare gli ordini e a gestire la merce con il cervello, che ogni cosa che si fa deve avere un ragionamento dietro, anche improvvisare, ma usando la testa. Dopo ciò ho dovuto usare gran parte della mia dose di fiducia, perchè è sbagliando che si impara ma se lo si fa in buona fede si può sempre rimediare (lo spero) in tempo. In questi giorni di ferie la mia testa spesso è in reparto, un sms di ieri di una mia collega mi ha detto "Ce la sto mettendo tutta.... ma sono soddisfatta di me!", è la soddisfazione più grande di 4 mesi di formazione che gli ho fatto, è la verifica positiva che speravo di avere. Quando tornerò lunedì non mi aspetto il "mio reparto ideale", ma vedrò il frutto di quello che finora ho passato e ci sarà ancora molto da lavorare.
Ferie, lavoro.... non sono uno staccanovista, ma ho sempre ragionato che, passando tante ore al lavoro comunque devo trovare dei motivi per rendermelo sopportabile ne non piacevole. Il lavoro fa parte di me e della mia vita, a volte anche troppo, ma penso faccia parte del "gioco". L'importante è non restarne travolti e avere una moglie che ogni tanto ci sopporti ;)
Ho oziato, tanto, soprattutto senza scrupoli di coscienza ;) , sono stato a studiare organo, ho fatto un polverone con i miei legni, ho riorganizzato in parte un pezzettino (piccolo) di casa. Non è facile staccare la spina dopo tanto lavorare, una parte del mio bacato cervello è rimasta tra i miei scaffali e le mie carte.
Tra conquiste e sconfitte, da quasi otto anni faccio il caporeparto salumi in un supermercato. Dopo sette anni da vice a Venezia, ho cambiato regione e altri cinque-sei supermercati. E' un lavoro durissimo, poco considerato dalla clientela, si è sempre sotto moltissima pressione, sempre di corsa e in continuo aggiornamento. Non salverò il mondo, non sarò fondamentale per la salvezza di qualche anima, ma è un lavoro che comunque ho amato e amo tantissimo, sia perchè è il MIO lavoro (e di questi tempi è una cosa sempre più rara), sia perchè è un lavoro che ti insegna tantissimo, ti insegna ad organizzarti, a stare con la gente, allenare la pazienza, ad usare la fantasia...
E' un lavoro in cui hai anche a fare con un mare di stronzi, di colleghi non sempre onesti - il cui unico scopo di stare lì sembra farsi passare quelle ore il prima possibile; di superiori che non capiscono che tu non fai parte di questa categoria, ma che aspiri ogni giorno ad essere e a fare qualcosa in più, perchè fa parte del tuo carattere, del tuo modo di "essere" in questo lavoro. E' un mestiere in cui hai a che fare con un viavai di clienti, che personalmente giudico dalla loro educazione, quando si accorgono che tu sei lì anche per loro, e quando gli porgo quello che vogliono io lo faccio con il cuore, con un sorriso sincero, e un "buongiorno" e una "buonasera" non li nego a nessuno, ma mi spiace quando non è reciproco. E' un lavoro pieno di contraddizioni, in cui hai un mare di cose da fare, anche ripetitive ogni giorno, e pochissimo tempo per farle altrimenti rischi. Si vuole il rispetto delle regole (giustissimo) ma non ti danno il tempo adatto per eseguirle.
Una grossa soddisfazione degli ultimi mesi me la stanno dando invece due mie colleghe (spero di non pentirmi adesso che scrivo queste cose), che dopo anni di questo lavoro si sono messe di nuovo sulla riga di partenza da quando ho preso in mano io il reparto e stanno re-imparando a lavorare. Il mio mestiere, quello di caporeparto, è un lavoro non solo di organizzazione, ma anche di fiducia, di rapporti, di prove e di verifiche. In questi mesi ho riorganizzato il modo di lavorare, ho dovuto insegnare ad entrambe a fare gli ordini e a gestire la merce con il cervello, che ogni cosa che si fa deve avere un ragionamento dietro, anche improvvisare, ma usando la testa. Dopo ciò ho dovuto usare gran parte della mia dose di fiducia, perchè è sbagliando che si impara ma se lo si fa in buona fede si può sempre rimediare (lo spero) in tempo. In questi giorni di ferie la mia testa spesso è in reparto, un sms di ieri di una mia collega mi ha detto "Ce la sto mettendo tutta.... ma sono soddisfatta di me!", è la soddisfazione più grande di 4 mesi di formazione che gli ho fatto, è la verifica positiva che speravo di avere. Quando tornerò lunedì non mi aspetto il "mio reparto ideale", ma vedrò il frutto di quello che finora ho passato e ci sarà ancora molto da lavorare.
Ferie, lavoro.... non sono uno staccanovista, ma ho sempre ragionato che, passando tante ore al lavoro comunque devo trovare dei motivi per rendermelo sopportabile ne non piacevole. Il lavoro fa parte di me e della mia vita, a volte anche troppo, ma penso faccia parte del "gioco". L'importante è non restarne travolti e avere una moglie che ogni tanto ci sopporti ;)
venerdì 7 novembre 2014
Doppio Grazie!!!!!
Sono stati 4 giorni veramente intensi, uno più bello dell'altro. Erano due anni che non vedevo i miei suoceri, di solito quando si parla di "suoceri", molto spesso si pensa male, perchè iperprotettivi, ansiotici, invadenti.... nulla ti tutto ciò, per quel che Dio mi ha fatto incontrare nel mio matrimonio.
Già, Matrimonio: vivere il Matrimonio per me è anche vivere con quella parte di famiglia "acquisita" così lontana, perchè di Genova. La vivo così com'è, lontana, perchè molti sono i km che ci separano quanti sono i caratteri più o meno complessi che ognuno si trova. Per me tornare qualche giorno a Genova è bere qualche goccia di quest'acqua di cui abbiamo bisogno, per la nostra esperienza, per il nostro vivere.
E' stato bellissimo, in queste sere, stare dopo cena a tavola a raccontarci esperienze e ricordi, come facevano i nostri nonni con i loro figli quando ancora non c'era internet e i telefonini. Tante risate, tantissimi aneddoti, ho passato ore bellissime affascinato ad ascoltare un mondo che ora non c'è più, trasformato totalmente, ogni foto aveva la sua storia, il suo ricordo. Me ne andavo a letto, dopo queste sere, con le immagini che questi racconti mi provocavano, di contadini, di terra, di fame, di piedi scalzi....
Sono tornato giovedì con un progetto, tante idee, uno sguardo verso il futuro. La consapevolezza ogni volta che "torno" dalla mia famiglia acquisita, che sposandomi sono divenuto parte di una famiglia ancor più grande, la mia più quella di mia moglie. Due vite tanto distanti, che per molte cose comunque comuni, tra le tante la più bella: la semplicità. E' un dono che, chissà, un giorno spero di portare ad un nostro figlio, perchè la semplicità è il punto di partenza e il collante di molte cose belle, prima di tutto quasta: la Famiglia.
Già, Matrimonio: vivere il Matrimonio per me è anche vivere con quella parte di famiglia "acquisita" così lontana, perchè di Genova. La vivo così com'è, lontana, perchè molti sono i km che ci separano quanti sono i caratteri più o meno complessi che ognuno si trova. Per me tornare qualche giorno a Genova è bere qualche goccia di quest'acqua di cui abbiamo bisogno, per la nostra esperienza, per il nostro vivere.
E' stato bellissimo, in queste sere, stare dopo cena a tavola a raccontarci esperienze e ricordi, come facevano i nostri nonni con i loro figli quando ancora non c'era internet e i telefonini. Tante risate, tantissimi aneddoti, ho passato ore bellissime affascinato ad ascoltare un mondo che ora non c'è più, trasformato totalmente, ogni foto aveva la sua storia, il suo ricordo. Me ne andavo a letto, dopo queste sere, con le immagini che questi racconti mi provocavano, di contadini, di terra, di fame, di piedi scalzi....
Sono tornato giovedì con un progetto, tante idee, uno sguardo verso il futuro. La consapevolezza ogni volta che "torno" dalla mia famiglia acquisita, che sposandomi sono divenuto parte di una famiglia ancor più grande, la mia più quella di mia moglie. Due vite tanto distanti, che per molte cose comunque comuni, tra le tante la più bella: la semplicità. E' un dono che, chissà, un giorno spero di portare ad un nostro figlio, perchè la semplicità è il punto di partenza e il collante di molte cose belle, prima di tutto quasta: la Famiglia.
martedì 23 settembre 2014
Grazie!!!!
Sabato scorso io e mia moglie siamo stati in provincia di Treviso al matrimonio di un mio carissimo amico. Ho fatto un conto, saranno stati più o meno ventisette anni che non ci si vedeva, vuoi la distanza, vuoi la mancanza di contatti, vuoi la vita. Appena arrivato l'annuncio delle sue nozze a casa ho fatto l'impossibile per esserci, ci tenevo davvero tanto. E festa stupenda è davvero stata, fatta di abbracci, di auguri e tanta nostalgia.
Avete presente quegli "amici di famiglia" che vi hanno visto il pisellino quando siete nati, i primi passi, i primi giri per il cortile di casa, che non sapendo come chiamarli li chiamavate semplicemente "zii"?? Ecco, quella era proprio una famiglia così, con il vantaggio di avere due figli più o meno della nostra età più uno arrivato qualche anno più tardi. Erano le classiche uscite della domenica pomeriggio, quelle che quando non si sapeva cosa fare, mio padre ci portava a trovare vecchi amici, i compagni di avventure di quando erano giovani i miei, loro quindi a raccontarsela, donne in cucina e uomini in garage, noi bimbi a fare come ebeti dei gironi attorno la casa di corsa, o a maltrattare le galline (avevo sicuramente più paura io, giuro!). Poi gli anni sono passati, certe amicizie sono durate pure dopo il terremoto nella mia famiglia, e da quei giri attorno a casa siamo passati a lunghe giornate in spiaggia, a partite a scacchi e pennichelle pomeridiane. Naturalmente crescendo ognuno per la sua strada.
Sabato, rivederci nuovamente tutti assieme (tranne uno, lo "zio" mancato giusto una settimana fa), è stato come ripercorrere le domeniche pomeriggio più felici della mia infanzia e le estati più belle della mia prima giovinezza. La voglia di riprendere quei contatti è tantissima, riavere quella compagnia di queste persone semplicissime come il loro sorriso è enorme. Intanto godiamoci il presente, un'altra famiglia si è unita del nome del Signore, l'Amore ha vinto doppiamente sabato mattina, unendo due persone nell'amore e riunendone cinque nell'Amicizia mai finita!
Avete presente quegli "amici di famiglia" che vi hanno visto il pisellino quando siete nati, i primi passi, i primi giri per il cortile di casa, che non sapendo come chiamarli li chiamavate semplicemente "zii"?? Ecco, quella era proprio una famiglia così, con il vantaggio di avere due figli più o meno della nostra età più uno arrivato qualche anno più tardi. Erano le classiche uscite della domenica pomeriggio, quelle che quando non si sapeva cosa fare, mio padre ci portava a trovare vecchi amici, i compagni di avventure di quando erano giovani i miei, loro quindi a raccontarsela, donne in cucina e uomini in garage, noi bimbi a fare come ebeti dei gironi attorno la casa di corsa, o a maltrattare le galline (avevo sicuramente più paura io, giuro!). Poi gli anni sono passati, certe amicizie sono durate pure dopo il terremoto nella mia famiglia, e da quei giri attorno a casa siamo passati a lunghe giornate in spiaggia, a partite a scacchi e pennichelle pomeridiane. Naturalmente crescendo ognuno per la sua strada.
Sabato, rivederci nuovamente tutti assieme (tranne uno, lo "zio" mancato giusto una settimana fa), è stato come ripercorrere le domeniche pomeriggio più felici della mia infanzia e le estati più belle della mia prima giovinezza. La voglia di riprendere quei contatti è tantissima, riavere quella compagnia di queste persone semplicissime come il loro sorriso è enorme. Intanto godiamoci il presente, un'altra famiglia si è unita del nome del Signore, l'Amore ha vinto doppiamente sabato mattina, unendo due persone nell'amore e riunendone cinque nell'Amicizia mai finita!
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